Stiamo costruendo cose bellissime per risolvere il problema sbagliato 😳
L'AI non come strumento tecnico, ma come coach per trovare la domanda giusta prima di costruire la soluzione sbagliata.

Governance team, piattaforma, framework, processi.
Tutto fatto. Tutto funziona.
E poi arriva quella domanda scomoda, quella che ti gira in testa a notte: ma stavamo risolvendo il problema giusto?
L'AI sta entrando nelle aziende a velocità sempre più alta. E con lei entrano anche le trappole classiche di ogni ciclo tecnologico: l'entusiasmo cieco, la corsa alla soluzione, la misurazione del successo in base a quante cose abbiamo costruito. Non a quante cose servivano davvero.
Questo articolo parla di una cosa semplice ma spesso ignorata: prima di costruire qualcosa con l'AI, bisogna capire cosa vale la pena costruire.
Il problema che nessuno vuole nominare
Quando un collega, un manager o un cliente interno arriva con una richiesta — un'automazione, un assistente, un dashboard — raramente ha chiaro cosa vuole davvero.
Non per mancanza di intelligenza. Per un motivo più sottile: siamo abituati a pensare la soluzione in base alle conoscenze che abbiamo. Se conosco solo il martello, ogni problema diventa un chiodo. Se ho appena scoperto l'AI generativa, ogni inefficienza diventa un candidato per un chatbot.
Risultato? Si costruiscono automazioni fantastiche, software elegantissimi, processi incastrati alla perfezione... per inseguire il goal sbagliato.
Perché nessuno si è fermato abbastanza a chiedere: perché? Serve davvero? O si è sempre fatto così?
L'AI come coach, non come strumento tecnico
Qui entra in gioco l'AI in un modo che pochi considerano.
Non come implementatore. Non come generatore di codice. Come coach per il pensiero critico.
L'AI ha una qualità rara nel contesto lavorativo: ti ascolta anche quando scrivi male, pensi ad alta voce, ti contraddici. Ha pazienza infinita. Non si stufa. Non ti giudica. Ti fa domande. Ti aiuta a togliere il rumore e arrivare al segnale.
Prova a descrivere un problema a Claude o ChatGPT, in modo dettagliato e onesto. Poi chiedi: "Quali sono le assunzioni implicite in quello che ho scritto? Cosa dò per scontato? Dove potrei star guardando nel posto sbagliato?"
Quello che ottieni non è la soluzione. È una mappa più onesta del problema.
Attenzione: l'AI di default è un po' lecchina
C'è però una trappola da evitare.
L'AI, per default, ha una forte tendenza a essere d'accordo con te. Gli proponi un'idea? Ti trova subito i punti a favore. Gli descrivi una soluzione? Ti aiuta a raffinarla, anche se era sbagliata in partenza.
È il collega che vuole andare d'accordo con tutti. Comodo, ma inutile quando serve pensiero critico.
Va istruita diversamente. Va spinta esplicitamente a sfidarti, a trovare i buchi nel ragionamento, a portare prospettive opposte.
Qualche prompt utile:
- "Trova le tre assunzioni più deboli in quello che ho scritto."
- "Fai l'avvocato del diavolo: perché questa soluzione potrebbe essere sbagliata?"
- "Cosa sto ignorando che potrebbe essere importante?"
- "Se dovessi smontare questo ragionamento, da dove inizieresti?"
L'AI è pigra come il nostro cervello. Vuole chiudere in fretta, dare una risposta soddisfacente, passare alla prossima cosa. Non lasciarglielo fare. Insisti. Ripeti. Chiedi ancora.
Il coraggio di tagliare
Quando finalmente arrivi alla radice del problema, a volte scopri una cosa scomoda.
La soluzione non è il software da sogno con il funnel premiato. Non è l'automazione complessa. Non è l'AI agent con dodici integrazioni.
A volte è un piccolo cambio di processo. A volte è eliminare una riunione. A volte è un bel po' di decluttering: smettere di fare cose che non servono più.
Serve il coraggio di tagliare. E la modestia di mettere tutto in discussione, anche quello che hai costruito tu con fatica nei mesi scorsi.
Questo è il punto più difficile. Non tecnicamente. Emotivamente.
Come usare l'AI per scavare nel problema giusto
Un approccio concreto, in quattro passi.
1. Scrivi il problema senza filtri
Non cercare di essere preciso o elegante. Scrivi tutto quello che sai, quello che intuisci, quello che ti preoccupa. L'AI lavora meglio con testo denso e onesto che con brief formali e levigati.
2. Chiedi le domande che non ti stai ponendo
"Quali sono le domande che dovrei farmi su questo problema e che non ho ancora considerato?" È uno dei prompt più potenti che uso regolarmente.
3. Chiedi la prospettiva opposta
Descrivi la tua soluzione preferita e chiedi esplicitamente perché potrebbe essere sbagliata. Non accettare la prima risposta. Chiedi di più. Spingi.
4. Ripeti fino alla radice
Usa il metodo dei cinque perché. Ogni risposta genera una nuova domanda. Vai avanti finché non arrivi a qualcosa che sembra fondamentale, non superficiale.
L'AI non è la risposta. È il metodo per trovare la domanda giusta.
Prima di pensare a cosa costruire, bisogna scavare.
Parla con l'AI come se parlassi con un consulente paziente e senza agenda. Sfidala. Contraddicila. Chiedi versioni alternative della realtà. Solo quando arrivi alla radice del problema, vale la pena pensare a cosa costruire sopra.
Perché la cosa peggiore che puoi fare con l'AI è usarla per costruire più velocemente la soluzione sbagliata.
E tu: stai risolvendo il problema giusto?