Ho fatto un SAL con mio figlio di 8 anni
Ho fatto una riunione di avanzamento lavori con mio figlio di 8 anni. OKR, SMART goals e board visuale. E lui mi ha detto: 'È come un videogioco.' Da lì, una riflessione su cosa ci rende davvero insostituibili nell'era dell'AI.

Non uno qualunque. Uno di quei regali che ti si ficca in testa per settimane, che senti il bisogno fisico di possedere. Avevo due scelte: cedere subito, oppure trasformare quella voglia in qualcosa di utile.
Ho scelto la seconda.
Gli ho detto: puoi averlo, ma devi meritartelo.
Non per fare il genitore severo stile anni '90. Non per il gusto della morale. Ma perché raggiungere un obiettivo vero, con una scadenza e un piano, è una delle sensazioni più belle che un essere umano possa provare. E volevo che lui lo scoprisse da solo.
Così mi sono seduto con lui e gli ho fatto una cosa che faccio quasi ogni giorno al lavoro: un SAL. Riunione di avanzamento lavori. Con obiettivo SMART, OKR spacchettati in azioni settimanali, e una board visuale in cameretta.
Lui aveva otto anni e occhi spalancati.
Il momento in cui ha detto "è come un videogioco"
Abbiamo preso un foglio grande. Abbiamo scritto l'obiettivo finale in cima: il regalo, con la data. Poi abbiamo scomposto il percorso in sotto-obiettivi settimanali: comportamenti specifici, cose misurabili, azioni che dipendevano solo da lui.
Ogni settimana avrebbe spostato un adesivo lungo la board, avvicinandosi al traguardo.
Quando ha capito il meccanismo, si è girato verso di me con quella faccia che fanno i bambini quando scoprono qualcosa che li stupisce davvero, e ha detto:
"Papà, è come un videogioco."
Esatto. 🎮
E in quel momento ho capito una cosa che sapevo già razionalmente, ma che non avevo mai sentito con questa chiarezza: le competenze che uso ogni giorno al lavoro non restano chiuse in ufficio quando timbro l'uscita. Sono mie. Le porto ovunque. Le uso con mio figlio, nei side project, nelle decisioni difficili, nei momenti in cui devo convincere qualcuno, compreso me stesso.
La vera domanda: cosa rimane tuo nell'era dell'AI?
Siamo in un'epoca strana.
I confini tra lavoro, vita e passioni si stanno dissolvendo. E in un mondo dove l'AI sa fare praticamente tutto — sviluppare, scrivere, analizzare, fare marketing, generare codice, costruire presentazioni — la tua competenza specifica da sola non basta più.
Questo fa paura a molti. Non dovrebbe.
Perché quello che nessun modello linguistico può replicare non è la tua competenza in isolamento. È la tua specifica combinazione di competenze, esperienze, passioni ed errori.
Pensa al cuoco ossessionato dalla musica che costruisce menu con la progressione di un album. Al designer che usa i suoi riferimenti letterari per creare brand che raccontano storie. Al project manager che porta gli OKR in cameretta.
Combinazioni stravaganti? Sì. Insostituibili? Anche.
Nessuna AI parte da quella combinazione. Nessun modello ha vissuto quello che hai vissuto tu, fatto gli errori che hai fatto tu, sviluppato gli interessi trasversali che hai sviluppato tu nel corso degli anni. Quella intersezione unica è la tua moat reale. Il fossato che ti protegge dalla commoditizzazione.
Non sto parlando di portare il lavoro a casa
Attenzione, perché il rischio di essere frainteso è alto.
Non sto dicendo di lavorare 16 ore al giorno. Non sto romantizzando il workaholism stile Wolf of Wall Street. Quello è un modello rotto e lo sappiamo tutti.
Sto dicendo il contrario: modella quello che fai attorno a quello che sei.
Coltiva più interessi. Apri side gigs. Connetti discipline che non sembrano avere nulla a che fare tra loro. Porta le tue ossessioni e i tuoi strumenti nei contesti dove meno te li aspetti.
Perché è lì, nell'intersezione inaspettata, che nascono le idee che nessun modello può generare al posto tuo. È lì che la tua voce diventa riconoscibile. È lì che smetti di essere un professionista intercambiabile e diventi qualcuno con un punto di vista specifico e irriproducibile.
La domanda che ti lascio
Qual è il tuo filo conduttore?
Quella cosa che emerge sempre, in contesti diversissimi. Quella lente attraverso cui leggi il mondo anche quando non ci pensi. Quel modo di vedere i problemi che porti con te ovunque, che ti rende strano agli occhi degli altri ma prezioso per chi sa riconoscerlo.
Non devi necessariamente saperlo già. Spesso lo scopri solo guardando indietro, collegando i puntini.
Ma inizia a osservare. Perché quella combinazione unica, quella stravaganza specifica, è la cosa più difficile da copiare che esista.
E nell'era dell'AI, è esattamente lì che vale la pena investire.