AIAI applicataGestione risorse

AI WEEK Milano - Spostiamo l’asticella

Main stage dell'AI WEEK Milano: 13 minuti, gambe che tremavano, e un messaggio che non sentivo ancora dire abbastanza. L'AI riguarda prima di tutto le persone.

AI WEEK Milano - Spostiamo l’asticella

C'è un momento preciso in cui capisci che stai andando nella direzione giusta. Per me è quando le gambe iniziano a tremare.

Main stage dell'AI WEEK Milano. La fiera sull'intelligenza artificiale più grande d'Europa. Sala quasi piena, tredici minuti a disposizione, e quella sensazione familiare nello stomaco che conosco bene: non è paura, è il segnale che conta. Cerco apposta quelle situazioni. È lì che si cresce davvero, non nei momenti in cui sei già a tuo agio.

Salire su quel palco insieme a Gianluigi Alberici di Arsenalia e Massimo Salviato, AD di Despar Nord, è stata un'opportunità che non ho preso alla leggera. E il tema che abbiamo scelto di trattare non era tecnico. Era umano.

Perché abbiamo parlato di persone, non di tecnologia

In un evento sull'AI ci si aspetterebbe talk su modelli, benchmark, architetture. Noi abbiamo scelto un'altra strada: zero tecnicismi, focus sulle persone.

Non è stata una scelta timida. È stata una scelta precisa. Perché il problema reale che la maggior parte delle aziende deve affrontare non è "quale LLM usare" o "come fine-tunare un modello". Il problema è culturale. È la paura. È la resistenza. È il non sapere cosa aspettarsi da qualcosa che si muove più veloce di qualsiasi altra tecnologia abbiamo visto prima.

Abbiamo raccontato come si affronta questo cambiamento dall'interno di un'organizzazione grande, strutturata, con migliaia di persone. Come si porta un'intera catena distributiva verso un modo di lavorare diverso senza generare panico, senza promesse irrealistiche, senza bugie consolatorie.

L'onestà che manca nella conversazione sull'AI

Mi stanco di sentire solo due versioni della storia: quella dei catastrofisti che vedono un'apocalisse occupazionale imminente, e quella degli entusiasti che dipingono un futuro rosa in cui tutti guadagnano di più lavorando meno.

La verità, quella che ho detto dal palco, è più sfumata e più utile.

Sì, l'AI cambierà radicalmente il lavoro. Non è fantascienza, è già in corso. Sì, certi ruoli spariranno o si trasformeranno in modo irriconoscibile. Negarlo non aiuta nessuno. Sì, come ogni tecnologia potente, può essere usata male: per tagliare costi senza creare valore, per sostituire le persone invece di potenziarle, per automatizzare il peggio invece del meglio.

Ma il frame sbagliato è trattare l'AI come un soggetto con intenzioni proprie. L'AI non fa niente da sola. Siamo noi a decidere cosa farne.

Quello che mi piace davvero dell'AI

Ho detto una cosa dal palco che sento vera ogni giorno nel mio lavoro: non mi interessa la tecnologia in sé. Mi interessa quello che ti permette di diventare.

Questo è il punto che voglio che resti.

L'AI mi ha permesso di costruire strumenti software senza essere uno sviluppatore. Di gestire analisi finanziarie complesse in minuti invece che in giorni. Di produrre contenuti, contratti, report, flussi automatizzati che prima avrebbero richiesto un team. Di avere una leva sul tempo che dieci anni fa sarebbe stata accessibile solo a chi aveva capitali o un'azienda già strutturata.

Non ho un MBA. Non ho un team di dieci persone. Non so scrivere codice in modo professionale. Eppure costruisco e lancio più progetti in parallelo di quanto avrei mai pensato possibile. Questo non è merito dell'AI come tecnologia: è merito di come ho scelto di usarla.

L'AI può restituirti la creatività. Può farti tornare a fare la parte del lavoro che ami, delegando tutto il resto. Può abbassare la barriera d'ingresso su mercati e verticali che prima erano inaccessibili. Se scegli di vederla così.

Asticella spostata, ancora

Ogni volta che faccio qualcosa che mi fa tremare le gambe, alzo l'asticella di riferimento per me stesso. Non per competizione con gli altri, ma perché ho bisogno di sapere dove sto davvero, non dove mi piacerebbe stare.

Il main stage dell'AI WEEK è stato uno di quei momenti. Tredici minuti in cui ho provato a dire qualcosa di utile, di onesto, di applicabile, in mezzo a tanto rumore.

Non so se ci sono riuscito. So che ci ho provato con la versione migliore che avevo quel giorno.

Grazie a Despar Nord e Arsenalia per aver costruito qualcosa che valeva la pena raccontare. E grazie a chiunque fosse in sala ad ascoltare.

La prossima asticella è già lì. La vedo.

Vuoi applicare queste idee al tuo business?

Consulenze, partnership, co-building. Parliamone.

Collaboriamo